body enemy (body in cage)

Dopo un anno di astinenza fotografica, passato a fotografare quasi esclusivamente nel mio appartamento,
camera, o meglio cella, i cieli di via Montegani dalla finestra e l’intimità della mia prigione, ho deciso
finalmente di lavorare a un nuovo progetto.
Fare mio questo corpo nemico, scoprirlo nella sua fragilità tentando di spiegare, per lo meno visivamente,
cosa significhi essere disabile, o tagliata a metà come mi piace definirmi: dopo un ictus mi sono ritrovata
con il lato sinistro del corpo paralizzato.

Ho passato un anno tra riabilitazione e convalescenza, mi sento ormai pronta, credo, ad esplorare questo particolare stato, sia fisico che d’animo.

I miei cieli dalla mia prigione:20161002059agnesweber20160924043agnesweber20170105462agnesweber20170103399agnesweber20161230397agnesweber20161229402agnesweber20161225374agnesweber20161129179agnesweber20161018116agnesweber20161011107agnesweber20161009100agnesweber20161003067agnesweber

Chapter 1- Hospital

Window with a view- alone at night.

 

Oggi dopo 107 giorni, qui si contano i giorni alla maniera dei carcerati, ho iniziato a camminare. Sono stata ricoverata il 4 settembre, era un venerdì, ricordo ancora la mia preoccupazione di dover passare il week-end in ospedale, in attesa di poter fare gli esami il lunedì. Mi avessero detto che sarei rimasta lì più di 3 mesi non ci avrei creduto. Non sapevo neanche si potesse stare tutto quel tempo in ospedale. Quando sono entrata, ero messa male, camminavo con difficoltà e la mano si muoveva in modo del tutto scoordinato. Stabilito che avevo avuto un ictus, ad esami e test vari computi il mio corpo è entrato del tutto in letargo. Si è fermato, non mi reggevo nemmeno seduta. Non ero più auto sufficiente. Questo dico davvero non lo auguro al mio peggiore nemico. Dei primi giorni ho pochi ricordi, metti lo stato confusionale dovuto alla lesione al cervello provocata dal’ictus e  l’incredulità di trovarsi in questa situazione, ho cancellato tutto. Dopo pochissimo, meno di una settimana mi sembra, mi ha visitato la neurologa della riabilitazione e sono stata trasferita di reparto. Probabilmente indossavo già il pannolone, che umiliazione, ma lo associo al mio arrivo in riabilitazione perché mi è arrivato anche il ciclo, questo no, non si è mai fermato.

bloody memories
bloody memories

Avevo iniziato a scrivere mentre ero ancora in ospedale, ora che ne sono uscita pero non mi va più. Così va la vita, si dimenticano le cose più spiacevoli pure di tirare avanti. Posso dire che la cosa peggiore era il risveglio: l’orribile consapevolezza che non era un brutto sogno ma la realtà. Ricordo che i primi 2 mesi c’era  uno sole splendido e una temperatura primaverile, dopo il caldo insopportabile dell’estate appena terminata. Ricordo i tramonti meravigliosi di fuoco e sangue, tutte le sere. Ricordo di aver dovuto imparare a chiedere aiuto. Ricordo di Non ho avere mai voluto morire e e di non avere mai ringraziato in cuore mio di essere ancora viva perché questa non era più vita.

Un week-end lungo 109 giorni.

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Full moon, half Hugo
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Finally Winter
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For ever Ewa
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The sweatshirt.Rumy for ever
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Vava and Hugo
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MM(Mirko and Mylls)
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Window with a view
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Stupid rose everywhere.
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Private garden
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psychotic Hugo
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Family friends
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watching a movie and watching us
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My room for a while
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HugoCristo(my room for a while)

 

window with a view.alone at night
window with a view.alone at night